Bojano


Bojano

Le origini di Bojano si fondano sulla leggenda. Per le sue acque scaturenti da molte sorgenti, la ricchezza delle selve e la fertilità del suolo fu ceduta da Nettuno a Marte. In un Ver Sacrum, un ramo della razza Sabellica, guidato da un Vitelium (bove), di singolare bellezza, inviato da Marte, dette origine al Sannio Pentrio ed alla città di Vitelia (Bojano). Il Sannio e la Confederazione Sannita prosperò tanto che il simbolo di Bojano, il Vitelium, fu tanto diffuso nella penisola da determinare il nome di Italia.



I segni della passata grandezza , delle distruzioni per le guerre, per i terremoti, le alluvioni e gli incendi si leggono ancora nella città. Raccontano la storia le facciate delle case, le pietre della pavimentazione stradale, i portali degli edifici, le mura dei giardini, i resti archeologici, la toponomastica, il lessico dialettale. Si scoprono nelle pietre riciclate delle pavimentazioni osche e latine, appena leggibili. Si vedono resti di mura megalitiche sannitiche tra le murature delle case e alla base del castello Longobardo. Si scoprono effigi appena riconoscibili di divinità pagane. Affiora negli scavi il meraviglioso pavimento della Via Erculea o Numinicia, ed ai suoi lati gli edifici civili distrutti da un alluvione o da un terremoto o forse dalla furia incendiaria di Silla. Campeggiano, sulle facciate delle chiese, rosoni romanici e portali di influenza gotica. Cingono la città, ricca di palazzotti medioevali antiche strutture murarie, distinguibili nella vegetazione della "Cesa", il bosco sulle coste della montagna di Civita.



La toponomastica, a suo modo, racconta l'antica storia del paese.



Via Numerio Decimo: cittadino di Bojano (Priceps Toto Sannio) che combatté contro Annibale, costringendolo alla fuga quando stava per vincere l'esercito di Minucio.

Via Erennio Ponzio: la famiglia dei Ponzio a cui apparteneva Pilato, era di queste parti.

Via Conte Ugone: Normanno che ricorda quella quella pagina di storia Medioevale dei discendenti di Rodolfo de Moulin che estese la contea di Molisio dall'Adriatico al Tirreno.

Legano indissolubilmente i luoghi alle sorgenti del Biferno Vicolo del Lavinaro, S. Maria dei Rivoli, le Canalelle, Via Fiumicello, la Canale, il Rio Freddo, i Paduli. Alle acque sono legate anche le attività come Vicolo delle Tintiere Vecchie e il Vulcaturo, posto dove si infeltrivano i tessuti battuti da martelli di legno mossi dall'acqua in una macchina dal nome longobardo: WALKAN.

Bojano è stata più volte distrutta: Silla la incendiò e la rase al suolo, Giulio Cesare beneficiò i pochi cittadini scampati da quell'eccidio ed elevò la città al grado di Municipio. Ottaviano assegnò parte delle fertili terre ai suoi soldati: l'undicesima legione dei liguri diede nome al rione da loro occupato "UNDECUMANORUM". I veterani di Cesare all'altro rione denominato VETUS.



Fu Bojano saccheggiata da Alarico, Attila e Genserico. Fu incendiata da Federico II avanti al Conte di Celano che aveva preso le armi contro di lui. Fu più volte distrutta dai terremoti, ultimo quello del 1805, e dalle alluvioni del 1811. I bombardamenti del 1943 fecero grandi danni nel centro storico.



Ogni volta Bojano è risorta dalle macerie ed è stata ripopolata da popoli diversi: gli Oschi, i Sanniti, i Liguri, i Longobardi, i Bulgari, i Normanni. Tutti hanno lasciato le tracce della loro permanenza in questa terra negli edifici, nella lingua e nei costumi.